lunedì 23 maggio 2011

23 MAGGIO 1992: per non dimenticare

MANAMA, BAHREIN, UCCISA PER AVER LETTO UNA POESIA

Manama, Bahrein, lo spirito della Libertà ha raggiunto anche il Golfo Persico. Giovane dimostrante uccisa perchè poetessa. Il libero canto di un libero cuore spaventa lo schiavo travestito da padrone. La carne muore ma la Poesia le sopravvive. Le parole sono diamanti che illuminano o punte che feriscono.
http://italian.irib.ir/radioculture/notizie/notizie/item/81900-uccisa-perche’-aveva-letto-una-poesia

domenica 15 maggio 2011

Lunedì 16 maggio all'auditorium di Via Roma n.2 del comune di Lomagna si svolgerà la riunione della Consulta Servizi Sociali, serata monotematica in cui il segretario Jakob Panzeri e l'ospite Francesco Arlati, consigliere del comune di Osnago, presenteranno la loro proposta di una riforma fiscale comunale a misura di famiglia. La cittadinanza è invitata a partecipare.

"Ecco a cosa serve il futuro: a costruire il presente con vari progetti di vita" (Muriel Barbery)

LA SITUAZIONE FAMILIARE DEL COMUNE DI LOMAGNA CHE LA CONSULTA SI PROPONE DI AIUTARE

62 Famiglie con 3 figli ( 10 capofamiglia sono donne)
8 Famiglie con 4 figli ( capofamiglia tutti uomini)
6 Famiglie con un figlio diversamente abile inserito nella scuola dell'obbligo
9 Famiglie con disabili inseriti in scuole specializzate
2 Famiglie con diversamente abili inseriti in centri con percorsi formativi particolari

Aiutamo la Famiglia!

Piccola riflessione controcorrente sull'energia nucleare

Da studioso e amante delle scienze ho imparato a fidarmi delle potenzialità e delle opportunità che la scienza ci offre, ad ascoltare il soffuso picchiettio delle limpide gocce di pioggia sulla finestra di casa meditando l’autoregolazione del ciclo dell’acqua che ci dona la vita, ho imparato a credere e desiderare che la scienza e la tecnologia possa migliorare l’uomo e il mondo come fece il primo trapianto di cuore del 1967 o il silicio che costruisce il personal computer con cui sto scrivendo le mie riflessioni. Ma in questi anni ho anche conosciuto l’uomo e dubitato della sua capacità critica, della sua etica e della sua capacità. Scrivo questo articolo a difesa dell’atomo, si, avete letto bene, a difesa, perché sono stanco di vedere in giro il simbolo dell’uranio continuamente associato a uno scheletro di morte. Il vero problema è l’uomo, l’incapacità e l’avidità di una direzione umana che a Chernobyl permise l’attuazione di esperimenti non autorizzati e ritenuti pericolosi; si racconta che quando Fermi nel 1942 scoprì i principi della fisica nucleare stappò con la sua squadra una prestigiosa bottiglia di vino Chianti: era fiducioso che per l’umanità si sarebbe aperta una nuova era basata sul benessere e su un migliore rapporto con la natura grazie alla pila atomica che era in grado di produrre immense quantità di energia con un atomo di uranio colpito da un neutrone. E l’uomo ci ha subito fatto la bomba atomica.

La scienza e la natura ci donano grandi possibilità, l’uomo compie le sue scelte.
Ho partecipato quest’estate al Festival della Scienza di Bergamo e ho avuto modo di ascoltare il prof. Pielke della Californian State University che ha presentato il nucleare come una straordinaria opportunità, la più grande energia verde per poter debellare il carbonio e il suo inquinamento. Certo, è giusto investire anche in altre fonte di energia come l’eolico e il geotermico ma il nucleare è una grandissima possibilità che permetterebbe anche di lottare contro il riscaldamento globale. Gli ambientalisti reputano principali colpevoli dell’aumento dell’effetto serra l’anidride carbonica prodotta dalla combustione degli alcheni. Meriterebbe due parole anche l’effetto serra e qualche dubbio sulla validità di questa teoria che ha i suoi punti oscuri come quelli che rendono scettico il Premio Nobel per la Chimica Kary Mullis, inventore della PRC, l’amplificazione in vitro dei frammenti di Dna, autore del bellissimo libro “Ballando nudi nei campi della mente” che consiglio a chiunque voglia avvicinarsi alla scienza e in particolare alla chimica con curiosità e divertimento. Ma non stiamo qui a discuterne ora e anzi, consideriamo lo scenario più catastrofico: il continuo effetto della temperatura dato dall’anidride carbonica che porterebbe secondo le teorie più catastrofiche a desertificazione e scioglimento dei ghiacci, anidride carbonica prodotta in gran parte dalla combustione di alcani e ciclo alcani che sono i principali costituenti di gas naturale e petrolio, combustibili fossili formatisi nel corso di millenni dalla deposizione di materiale organico. Il nucleare potrebbe essere la grande opportunità per sconfiggere il loro inquinamento oltre a liberarci dall’egemonia energetica di paesi come la Russia e la Libia a cui siamo costretti a fare il baciamano per sopravvivere . Forse sul nucleare dovremmo parlare di meno- soprattutto chi non ha le competenze scientifiche necessarie- e ascoltare di più, soprattutto uomini come Tullio Regge, il decano dei fisici italiani, e Umberto Veronesi, fondatore dell’Istituto Oncologico Europeo di Milano nelle cui mani è l’Agenzia per la Sicurezza del Nucleare. Il mio è un monito perché non siano chiuse troppo rapidamente le porte in faccia al nucleare sull’onda emotiva della paura. Credo sia giusto e doveroso cercare di capire, analizzare, valutare la situazione energetica del nucleare e capire se siamo in grado di utilizzarlo. Io non dubito della scienza, dubito delle reali capacità organizzative dell’uomo e del popolo italiano. Prendiamola come una sfida, impegniamoci noi giovani negli anni futuri a studiare e migliorare la stabilità e la produzione della nostra energia, ma per avviare questi studi e queste discussioni è necessario dire NO il 12 e il 13 giugno per dire SI al Nucleare.

venerdì 6 maggio 2011

L'INESPRIMIBILE DESIDERIO




Questa storia è dedicata ai tanti ragazzi dell’Onda Verde iraniana scomparsi nel terribile carcere di Evin.

Californian State University. Sono appena uscito dall’annosa frequentazione di semiotica e dirigendomi a passo svelto-  ormai è alle mie spalle la grigio-azzurra struttura della sede di San Francisco -  giungo nel quartiere cinese, la più antica e integrata Chinatown  degli Stati Uniti d’America. Colpito dal dolce tintinnio nell’aria del rosso vermiglio di una lampada cinese,  decido di  entrare in quel ristorante di cui mi aveva parlato la mia Evelyne e provare magari, se ne avrò il coraggio, la tenera anatra laccata alla pechinese che lei tanto apprezza. Non mi è piaciuta e ho voglia di correre. Meglio l’Apple Pie che prepara mia nonna materna ogni domenica. Voglio andare sulla baia e là aspirarea pieni polmoni  l’aria fresca del mare che profuma di iodio. Attraverso i circa 2 km del Golden State Bridge e all’improvviso non vedo più nulla. Vengo penetrato, risucchiato, divorato dalla nebbia. Bianca. Bianca è la mia stanza senza finestre, bianca è la tela sdrucita di cui sono vestito, bianche sono le inferriate del giaciglio di paglia e  bianco è  anche il mesto riso appoggiato sul nudo giaciglio bianco. Ma dove sono? Giro i  miei occhi incredulo. Non ero sulla bella West Coast lungo il Golden State Bridge? E’ dove è finito quel sapore acidulo di anatra che tenevo sulle papille della lingua? Adesso ho capito. Mi sono appoggiato rassegnato sul nudo pavimento bianco della mia stanza bianca e ho iniziato a piangere. Io sono un condannato a morte. Non so né come né quando, so che in giorno mi preleveranno per portarmi nel grande cortile di Evin. Ogni giorno qualcuno è chiamato ad andarci, scelto secondo chissà quali alchimie, e ogni giorno giungono alle orecchie di chi resta i colpi violenti di qualche fucile o gli ultimi gemiti degli impiccati prima di spirare sulla forca . Succederà così; non si può uscire dal supercarcere di Evin, il terribile Evin protagonista della rivoluzione khomeinista. E’ un labirinto che inghiotte tutti nel suo bianco, e io non sono un nuovo Teseo né ho un filo di Arianna o l’ingegno di Dedalo per uscirne. E sapete perché sono un condannato a morte? Ho scritto nel mio blog:  “Dov’è il mio voto?”, lo ho scritto in corsivo e poi di nuovo, in grassetto, quasi per gridarlo al mondo degli internauti che mi avrebbero letto.  Lo ho scritto a caratteri cubitali. Cosa pensate che fosse? Il tiranno era il numero 4, il nostro Mousavi il 44. Un tocco di mina, un lieve segno di uno scrutatore o uno studente è bastato per cambiarlo. Dov’è il mio voto? E’ forse volato via lungo i clivi dell’altopiano iranico che profuma di cannella  e pistacchio- quella cannella  marrone e quel pistacchio verde di cui sento la mancanza in questo bianco eterno, come se  fossi al centro di un enorme caleidoscopio che nel suo giro ha assorbito tutti i colori-  o si è forse dissolto nel  vento caldo che accarezza le acque del Tigri e dell’Eufrate?

Sono un condannato a morte. Mi chiamo Afareen, master in giornalismo. Ho dichiarato guerra a Allah  e cospirato contro la libertà e l’autorità del popolo e delle autorità iraniane  ma in realtà ho solo scritto sul mio blog la verità. Forse non avrei dovuto farlo. Ora sarei di nuovo in California, magari passeggiando con Evelyne per la città degli angeli, invece ho scelto di scrivere. Non so perché lo abbia fatto, se per quell’inesprimibile desiderio di libertà insito nel cuore umano o solo perché volevo mettermi in mostra  ed evidenziare che io non ho paura stare dalla parte della verità. Sono un condannato a morte, è questa la frase martellante che continua a traforarmi il cervello e i timpani: sono un condannato a morte.

“Screcc”

 Vengo distratto dal leggero cigolio della porta, mi ritraggo spaventato in fondo alla mia bianca stanzetta sul bianco pavimento: troppe volte ho collegato il cigolio e gli “screcc” di quella porta alle guardie bianche dal cappuccio bianco che mi hanno seviziato con cavi elettrici di cui  avvertivo le lacerazioni della pelle. Stavolta no, hanno solo portato via la scodella del mesto riso bianco: per il resto della giornata non avrei mangiato altro. Di nuovo. Di nuovo spari, di nuovo lamenti giungevano alle mie orecchie, non so se realmente dall’esterno o cementati nella mia testa. Ormai è così, tutti i giorni. Ma come? L’uomo è capace di questo?  Non lo avrei mai creduto pur avendo incontrato nei miei studi la celebre frase di Hobbes: “homo homini lupus”. Quale diritto, quale divinità, quale autorità gli ha concesso di percuotere i suoi simili, di rovesciarli, di straziarli per colpe autentiche o no, di privarli del soffio di vita, del torrente della loro esistenza?   Così mi sono svegliato oggi. Con un secchio di acqua ghiacciata che mi ha intirizzito le ossa della schiena. Acqua bollente o ghiacciata, questa è la sveglia del carcere del temibile carcere di Evin. Mi scoppia la testa e non è cambiato nulla. Mi opprime questo bianco che mi divora, questa nullità incolore che mi penetra;  ora mi alzo, ora prendo a pugni quella massa informe , vorrei avere in mano un pastello colorato per scrivere sui muri “Dov’è il mio voto?”,  ora invece mi accascio sul pavimento bianco caldo di lacrime bianche. Forse ho capito: ho scritto sul mio blog per il popolo, per i miei nonni paterni iraniani che son venuto a trovare approfittando delle elezioni , ed è per questo che deve pagare il mio sangue. Dovrei averlo accettato ormai, finirà così. Eppure voglio vivere, sente scorrere nelle mie vene una linfa di volontà e speranza unita alla rabbia. Stanotte mi eri venuto in mente tu, Azhade, il figlio che mai avrò e che avrei chiamato così perché Azhade significa Libero nella lingua dell’altipiano. Libero come noi non siamo stati. Un giorno la mia ragazza Evelyne mi avrebbe annunciato la tua nascita e io educandoti  ti avrei raccontato un atavico mito, una dolce favola, la stessa che mio nonno mi raccontava in fasce e che a sua volta, lattante, gli era stata raccontata dal trisavolo.

C’era una volta, caro Azhade, un eroico sovrano che si chiamava Gilgamesh. Costui non era soddisfatto dalle ricchezze smisurate della sua reggia, dalla belligerante potenza dimostrata in campo, del fedele amore della sua donna. Voleva qualcosa di più: desiderava la vita, la vita piena. E’ così aveva abbandonato tutto, aveva lottato contro un toro celeste e  perso il suo migliore amico. Grazie all’aiuto di un vecchio saggio era poi partito alla ricerca di un biancospino nelle praterie del mare e l’aveva colto. Illuso!  mentre riposava, un serpente mangiò il cuore della pianta della vita che Gilgamesh non aveva saputo custodire . Così è l’uomo, caro Azhade, si comporta allo stesso modo: crede di essere il migliore, il più forte, il più saggio ma non esita a schiacciare la testa del suo simile, illuso, non sa custodire il dono della vita e il la compagnia degli altri . Ti uccide se non dici quanto lui, la bestia, vuole che tu dica. Questo è l’uomo.

Homo homini lupus.

Sono passati forse mesi, anni, secoli, millenni o solo secondi da quando sono qua: impazzisco per l’immobilità del bianco distruttore. Mi hanno fatto mangiare pane con scarafaggi, di nuovo hanno usato i cavi elettrici e non mi hanno detto mai una parola. E’proibito farlo con i condannati a morte. Passano i secondi e i millenni e mi aggrappo a quella vita che sento sempre meno mia e meno pura. Mi hanno ucciso nell’anima, lo faranno presto nel corpo, in un momento che non conosco né comprendo, cosa che lo rende sempre più agghiacciante perché ogni momento potrebbe essere l’ultimo. Un giorno,  lo so,  verranno a prendermi le guardie in cappuccio bianco attraverso il labirinto per portarmi nel grande spiazzo di Evin. Morte! Morte! Questo l’uomo desidera di un altro uomo!  Ma esiste nell’uomo anche un inesprimibile  desiderio di vita e libertà connaturato alla stessa natura umana, ed  io, quando giungerà quel momento, piegato dall’estrema necessità, mi trasformerò nel grifone dell’antica Persia e girerò per i cieli a testimoniare tutto questo. Questo è il sogno che ho fatto.

                                                         Volava un mitico grifo di Persia 
Dal piumaggio cenerino
a un’ala ferito.

Dimmi, grifo, che cosa hai visto?
Ho visto le sabbie
nel mare del tempo
L’antica via della seta,
le meraviglie di Ishtar
e la miseria
delle campagne di Teheran
in terra di ayatollah.
Dimmi, grifo, che cosa hai visto?
Ho visto un nuovo Serse
Frenare e frustare
Il ribelle mare di Elle,
tiranno dall’occhio di cristallo
uncino maldestro,
bocca di fuliggine
e cuore di scherno
piegare in ceppi
le onde ribelli.
Dimmi, grifo, che cosa hai visto?
Ho visto la candida rosa di Persia
Perdere i petali sfioriti
Inchinato lo stelo
Al verme divoratore
che le rodeva
il cuore.
Dimmi, grifo, che cosa hai visto?
Ho visto una ragazza
Sfregiata, calpestata,
bruciata in una piazza.
e tante giovani gocce,
un oceano verde:
Libertà



NOTA DELL’AUTORE: Questo testo è stato scritto nel giorno della ricorrenza del 31° anniversario della rivoluzione khomeinista, avvenuta l’11 febbraio 1979. “L’inesprimibile desiderio” è una citazione dal grande romanziere russo Vassilij Grossman. Mi sono documentato con alcuni articoli dell’”Occidentale” sulle condizioni del carcere di Evin e le sevizie che ivi vengono eseguite . In esso vengono torturati e condannati a morte da trent’anni migliaia di dissidenti e oggi i giovani dell’Onda Verde.  La tortura bianca, inflitta ad Afareen è una procedura di quell’inferno, ennesima sconfitta dell’uomo di fronte a un altro uomo. Alcuni dei perseguitati politici di Evin, come il dottor Jashmid Amiri, vivono ora in Italia, nel paese che nel 2006 ha presentato alle Nazioni Unite  una moratoria per l’abolizione della pena di morte . Di questo dobbiamo essere  fieri.