domenica 30 ottobre 2011




Migrante
nel sole fosco e glorioso
nella candida spuma
acre di salsedine
nei fuochi d’oro
di serpi di mare
putrefatto
verde lucido e nero vellutato.
Migrante
beduino di capre e cammelli
sulla rorida terra
dove gemmano cardi
e le radici sopite del fiore del nulla.
Migrante
in fuga dal colonnello dall’anello
di giada e leone ruggente
che ha deformato
la corteccia d’ulivo
su cui leggevo il Corano
in legno morto e locuste
Migrante
perché sono uomo
polvere effimera e transeunte
di cielo e di stelle
atomi di idrogeno e carbonio
dalla Coscienza divina

In morte di Gheddafi

Il primo settembre 1969, mentre re Idris si trovava a Bursa, in Turchia, in un complesso termale con la moglie e il suo seguito, un giovane militare di tendenze progressiste e nazionaliste sancisce con un pacifico colpo di stato la fine della monarchia libica istituendo  il Comando della Rivoluzione. A poco più di ventisette anni, è il più giovane capo di stato del mondo e fa sognare una “repubblica araba, libera e democratica”.
42 anni dopo. Il Colonnello ha la testa appoggiata alla gamba di una persona. Sanguina. In un secondo frammento appare riverso sul cofano di una jeep. Lo tirano giù e lui sta in piedi, anche perché dei guerriglieri gli fanno da stampella. Si sente gridare due volte: «Tenetelo in vita». Poi gli spari e un cadavere trascinato nella polvere.
Finisce così, tra sangue e calcinacci, la vita di Muammar Gheddafi, il giovane profeta dell’Africa unita rivelatosi uno dei più crudeli assassini e dittatori d’Africa.
Non si può gioire per la morte di un essere umano, di un qualsiasi essere umano, perché non è lecito a un uomo uccidere un altro uomo. La sua scomparsa non cancella le sofferenze che ha inflitto a migliaia e migliaia di libici. Ci auguriamo che la morte di Gheddafi, che si porta nella tomba anche molti misteri come il massacro di Lockerbie, il più grave attentato aereo terroristico dopo l’11 settembre- non segni solo la morte di un dittatore, ma la morte di un intero sistema di amicizia e di potere che ha coinvolto tutto l’Occidente, troppo spesso preoccupato dai suoi affari economici ed energetici per poter guardare all’inesprimibile sete di libertà presente nel cuore umano e al desiderio di democrazia dei popoli mediorientali e nordafricani schiacciati da soprusi e regimi. Questa è la nostra vera gioia e speranza.
Molti altri Gheddafi, sconosciuti ai più e volutamente ignorati dai media occidentali, avvelenano la grande terra africana: una terra dal respiro millenario dove l’uomo è nato e  dove oggi  regimi e dittature allattano i loro figli al seno sterile della morte fustigando la libertà come preda ringhiosa sanguinante al sole.
E’ ora di voltare pagina, di costruire una nuova politica mediterranea e africana perché questi popoli possano volgere i loro visi d’ebano  alla brillantezza del sole e all’ alba di una notte che sembra infinita.

Seguite il vostro cuore e il vostro intuito: l'insegnamento dei Nobel 2011


Ellen Johnson Sirleaf ha 72 anni ed è la prima donna presidente dell’Africa. Eletta nel 2005 in Liberia dopo un impegnativo confronto con l’ex calciatore del Milan George Weah  e l’ex signore della guerra Prince Johnson – famoso per un video in cui beve birra mentre sotto i suoi occhi i suoi accoliti tagliano le orecchie al presidente dittatore Samuel Doe – è stata insignita del premio Nobel per la Pace 2011. La sua attività si concentrò da subito sulla riabilitazione materiale ed economica di un paese dilaniato da anni di guerra civile e sui diritti delle donne, che erano stati al centro della sua agenda politica fin da quando, giovanissima, si era separata dal marito che era stata costretta a sposare a 17 anni. Con lei sono state insignite dell’onorificenza anche la compatriota Leymah Gbowee, una militante pacifista che costrinse il vecchio regime militare liberiano a un tavolo di trattativa di pace con un’idea antica che già ritroviamo nella “Lisistrata” di Aristofane: lo sciopero del sesso. A completare la terna delle donne premiate è Tawakkol Karman, l’attivista yemenita leader della protesta contro il regime di Abdullah Saleh, 32 anni come gli anni del presidente al potere. Questo Premio Nobel è davvero un riconoscimento a un continente che negli anni più recenti continua a  ribellarsi alle catene che ne imprigionano il cuore  in una lunga rivoluzione in cui le donne svolgono un ruolo da vere protagoniste: è il caso della Primavera Araba, dove l’egiziana Esdraa Abdel Fattah ha avuto un ruolo fondamentale su facebook e twitter nella gestione del movimento 6 aprile corso in piazza Tahir a chiedere le dimissione del governo Mubarak nella terra dei faraoni dove un’altra donna, l’attivista Bothaina Kamel,  aspira a governare il suo paese, la primadopo Cleopatra . E’ il caso dell’Arabia Saudita dove le donne –  che per legge non possono muoversi senza l’autorizzazione del marito o del parente maschio più prossimo e non hanno diritto di prendere la patente – si sono messe alla guida per le strade di Riad. E’ il caso di Wangaari Mathai,  la prima donna  centrafricana a laurearsi, la biologa fondatrice del Green Belt Moviment per lo sviluppo sostenibile e la difesa ambientale, di cui ricordiamo la recente scomparsa.
Lunedì, con il riconoscimento in campo economico, si chiuderà la settimana dei Nobel. Per me, anche se in diverse occasioni più o meno recenti mi è capitato di restare perplesso e interdetto per alcune scelte degli accademici, la settimana dei Nobel corrisponde a una scarica di adrenalina pura in cui volgere gli occhi a quanto di grande e bello può scoprire e costruire l’ingegno umano.
Mi commuovo con Tomas Transtromer,lo psicologo che continua a scrivere e a suonare il pianoforte nonostante la mano destra immobilizzata dall’ictus. Un simbolo dell’ermetismo svedese e del suo silenzio nordico, mistico e versatile e un grande amico del nostro Mario Luzi.
Volo trascinato dalla fantasia nei campi della mente grazie al chimico israeliano Daniel Shechtman e a suoi quasi-cristalli, mosaici affascinanti riprodotti a livello degli atomi che non si ripetono mai periodicamente , reticoli geometrici che la mente umana e i limiti della matematica definiva impossibili ma che ora sono stati rintracciati non solo in laboratorio ma anche in natura. Spalanco le mie ali del pensiero ancora più in alto grazie ai fisici Perlmutter, Riess e Schimidt e i loro studi cosmologici sull’entropia e l’espansione dell’universo.
Penso a un futuro migliore grazie ai dottori Beutler, Hoffman e Steinman e ai loro studi sull’interazione tra sistema nervoso e immunologico che aprono allo sviluppo di una nuova generazione di vaccini basati non più sugli anticorpi ma sulle cellule stesse.
Questi uomini e queste donne, ognuno impegnandosi nel suo campo, hanno in comune una cosa: lo stupore e la contemplazione della realtà, la capacità di volgere la mente e il cuore in un universo dalle mille forze e dalle mille bellezze per migliorare ed educare l’uomo e quindi aiutarlo ad entrare nella sua umanità spesso dimenticata. Uomini che hanno dedicato anni della loro vita spesso con grandi sacrifici personali alla ricerca e al loro ingegno e che hanno lasciato un segno nell’umanità. Uomini come Steve Jobs.

Il vostro tempo è limitato, quindi non sprecatelo vivendo la vita di qualcun altro. Non lasciatevi intrappolare dai dogmi – che vuol dire vivere seguendo i risultati del pensiero di altri. Non lasciate che il rumore delle opinioni altrui lasci affogare la vostra voce interiore. E, cosa più importante, abbiate il coraggio di seguire il vostro cuore ed il vostro intuito. Loro sanno già quello che voi volete veramente diventare. Tutto il resto è secondario. Siate affamati. Siate folli. (Steve Jobs).

lunedì 23 maggio 2011

23 MAGGIO 1992: per non dimenticare

MANAMA, BAHREIN, UCCISA PER AVER LETTO UNA POESIA

Manama, Bahrein, lo spirito della Libertà ha raggiunto anche il Golfo Persico. Giovane dimostrante uccisa perchè poetessa. Il libero canto di un libero cuore spaventa lo schiavo travestito da padrone. La carne muore ma la Poesia le sopravvive. Le parole sono diamanti che illuminano o punte che feriscono.
http://italian.irib.ir/radioculture/notizie/notizie/item/81900-uccisa-perche’-aveva-letto-una-poesia

domenica 15 maggio 2011

Lunedì 16 maggio all'auditorium di Via Roma n.2 del comune di Lomagna si svolgerà la riunione della Consulta Servizi Sociali, serata monotematica in cui il segretario Jakob Panzeri e l'ospite Francesco Arlati, consigliere del comune di Osnago, presenteranno la loro proposta di una riforma fiscale comunale a misura di famiglia. La cittadinanza è invitata a partecipare.

"Ecco a cosa serve il futuro: a costruire il presente con vari progetti di vita" (Muriel Barbery)

LA SITUAZIONE FAMILIARE DEL COMUNE DI LOMAGNA CHE LA CONSULTA SI PROPONE DI AIUTARE

62 Famiglie con 3 figli ( 10 capofamiglia sono donne)
8 Famiglie con 4 figli ( capofamiglia tutti uomini)
6 Famiglie con un figlio diversamente abile inserito nella scuola dell'obbligo
9 Famiglie con disabili inseriti in scuole specializzate
2 Famiglie con diversamente abili inseriti in centri con percorsi formativi particolari

Aiutamo la Famiglia!

Piccola riflessione controcorrente sull'energia nucleare

Da studioso e amante delle scienze ho imparato a fidarmi delle potenzialità e delle opportunità che la scienza ci offre, ad ascoltare il soffuso picchiettio delle limpide gocce di pioggia sulla finestra di casa meditando l’autoregolazione del ciclo dell’acqua che ci dona la vita, ho imparato a credere e desiderare che la scienza e la tecnologia possa migliorare l’uomo e il mondo come fece il primo trapianto di cuore del 1967 o il silicio che costruisce il personal computer con cui sto scrivendo le mie riflessioni. Ma in questi anni ho anche conosciuto l’uomo e dubitato della sua capacità critica, della sua etica e della sua capacità. Scrivo questo articolo a difesa dell’atomo, si, avete letto bene, a difesa, perché sono stanco di vedere in giro il simbolo dell’uranio continuamente associato a uno scheletro di morte. Il vero problema è l’uomo, l’incapacità e l’avidità di una direzione umana che a Chernobyl permise l’attuazione di esperimenti non autorizzati e ritenuti pericolosi; si racconta che quando Fermi nel 1942 scoprì i principi della fisica nucleare stappò con la sua squadra una prestigiosa bottiglia di vino Chianti: era fiducioso che per l’umanità si sarebbe aperta una nuova era basata sul benessere e su un migliore rapporto con la natura grazie alla pila atomica che era in grado di produrre immense quantità di energia con un atomo di uranio colpito da un neutrone. E l’uomo ci ha subito fatto la bomba atomica.

La scienza e la natura ci donano grandi possibilità, l’uomo compie le sue scelte.
Ho partecipato quest’estate al Festival della Scienza di Bergamo e ho avuto modo di ascoltare il prof. Pielke della Californian State University che ha presentato il nucleare come una straordinaria opportunità, la più grande energia verde per poter debellare il carbonio e il suo inquinamento. Certo, è giusto investire anche in altre fonte di energia come l’eolico e il geotermico ma il nucleare è una grandissima possibilità che permetterebbe anche di lottare contro il riscaldamento globale. Gli ambientalisti reputano principali colpevoli dell’aumento dell’effetto serra l’anidride carbonica prodotta dalla combustione degli alcheni. Meriterebbe due parole anche l’effetto serra e qualche dubbio sulla validità di questa teoria che ha i suoi punti oscuri come quelli che rendono scettico il Premio Nobel per la Chimica Kary Mullis, inventore della PRC, l’amplificazione in vitro dei frammenti di Dna, autore del bellissimo libro “Ballando nudi nei campi della mente” che consiglio a chiunque voglia avvicinarsi alla scienza e in particolare alla chimica con curiosità e divertimento. Ma non stiamo qui a discuterne ora e anzi, consideriamo lo scenario più catastrofico: il continuo effetto della temperatura dato dall’anidride carbonica che porterebbe secondo le teorie più catastrofiche a desertificazione e scioglimento dei ghiacci, anidride carbonica prodotta in gran parte dalla combustione di alcani e ciclo alcani che sono i principali costituenti di gas naturale e petrolio, combustibili fossili formatisi nel corso di millenni dalla deposizione di materiale organico. Il nucleare potrebbe essere la grande opportunità per sconfiggere il loro inquinamento oltre a liberarci dall’egemonia energetica di paesi come la Russia e la Libia a cui siamo costretti a fare il baciamano per sopravvivere . Forse sul nucleare dovremmo parlare di meno- soprattutto chi non ha le competenze scientifiche necessarie- e ascoltare di più, soprattutto uomini come Tullio Regge, il decano dei fisici italiani, e Umberto Veronesi, fondatore dell’Istituto Oncologico Europeo di Milano nelle cui mani è l’Agenzia per la Sicurezza del Nucleare. Il mio è un monito perché non siano chiuse troppo rapidamente le porte in faccia al nucleare sull’onda emotiva della paura. Credo sia giusto e doveroso cercare di capire, analizzare, valutare la situazione energetica del nucleare e capire se siamo in grado di utilizzarlo. Io non dubito della scienza, dubito delle reali capacità organizzative dell’uomo e del popolo italiano. Prendiamola come una sfida, impegniamoci noi giovani negli anni futuri a studiare e migliorare la stabilità e la produzione della nostra energia, ma per avviare questi studi e queste discussioni è necessario dire NO il 12 e il 13 giugno per dire SI al Nucleare.